
"Raccontare deliberatamente menzogne e nello stesso tempo crederci davvero, dimenticare ogni atto che nel frattempo sia divenuto sconveniente e poi, una volta che ciò si renda di nuovo necessario, richiamarlo in vita dall'oblio per tutto il tempo che serva, negare l'esistenza di una realtà oggettiva e al tempo stesso prendere atto di quella stessa realtà che si nega, tutto ciò è assolutamente indispensabile"
(da Teoria e prassi del collettivismo oligarchico di Emmanuel Goldstein, Capitolo I: L'ignoranza è forza; 2000)
Volevo evitare le presentazioni ufficiali. A dire il vero anche quelle ufficiose. Poi peró ho pensato che è il primo post perciò, in un modo o nell'altro, la sua funzione rimane inesorabilmente quella. La possibilità di passare direttamente al secondo va accantonata in partenza. Il fatto di intraprendere a curare un blog, cosa che ho pensato molte volte, provato ad iniziare un po' meno ma mai portato a termine, mi ha sempre incuriosito. Mi ha sempre incuriosito raccontare, fin da quando rimanevo inchiodato per lunghissimi minuti su una frase letta su di un libro che poi sottolineavo con quella matita che adesso sfiora appena i due centimetri d'altezza. Lo faccio ancora. Rimanere inchiodato lì. Sottolineare. È un modo per ricordare quelle che magari, in un determinato momento, sono state risposte a domande. Perchè leggere è trovare risposte a domande che ancora non conosciamo. E così scrivo qua, un po' per non implodere di pensieri, un po' per ricordarmi che esisto... E poi certo, per sfogare la rabbia che, di questi tempi, si sta espandendo esponenzialmente. Scrivere è un modo di esprimersi senza essere interrotti. Il che non significa impedire che ci sia un contraddittorio o evitarlo ma semplicemente comunicare ponderando e scegliendo le parole giuste, per poter essere sicuri di dire ciò che davvero gira in testa. E poi, lo ammetto, sono un pessimo oratore.
Non dico nulla di nuovo se affermo che viviamo in tempi oscuri. Ma forse questa è solo la somma di fasi che sono state a lungo poco chiare. Non sorprende se cito Orwell, lo so. Probabilmente è scontato. Però io lo leggo, lo rileggo e mi vengono i brividi. Ogni maledetta volta. Mi cibo di distopie e vi ritrovo sempre la "civiltà" in cui viviamo (o che ci meritiamo). Partendo da Zamjatin, il più lungimirante, fino ad arrivare a Dick, possiamo ritrovare tutta la storia di un secolo e oltre con le conseguenti profezie, che non sono altro che l'unione dei puntini. Puntini difficili da scovare, forse, ma io sono dell'avviso che non sia così arduo. Solo siamo pigri, molto più tentati dal ricevere la notizia preconfezionata, con la sola fatica di sollevare lo sguardo dal piatto al televisore oppure di tendere il braccio, mentre corriamo di fretta in ufficio, verso un altro ugualmente proteso proveniente da un ragazzo con una pettorina fosforescente, che ci offre un giornale sulla cui prima pagina si legge, a grandi lettere, che sarà l'estate più calda. Che poi uno si chiede: "Un'altra volta?". E invece questo nuovo modo di informarsi non ha limiti. Leggere e chiarire i dubbi immediatamente. Approfondire una conoscenza superficiale o lievemente assopita. Sbugiardare le verità che ci spacciano per tali. È incredibile ed è alla portata di tutti.
Ho divagato (forse) però, come dicevo, penso a George Orwell e poi leggo queste notizie. O meglio il contrario. E rimango sconcertato. Non voglio essere banale e parlare di chi ci governa, delle bugie con cui ci ovattano il cervello e a cui non sappiamo controbattere, nonostante anche il mondo ci guardi di sbieco ed ammonisca ognuno di noi. Stiamo assistendo ad un ribaltamento della realtà, delle parole che descrivono la realtà. Perchè, a pensarci bene, se cambiano le parole o i loro significati, la realtà si modificherà di conseguenza, lasciandoci nuove strutture, inattaccabili ed inespugnabili. L'unica possibilità che abbiamo di salvarci da queste sabbie mobili è aggrapparci alla storia, senza mediatori, e renderci conto che stiamo vivendo nella storia. Siamo soli, senza riferimenti, senza opposizione. C'è, dirà qualcuno, ma ne è rimasto il solo nome, dico io. Lentamente sta cambiando la sua natura per essere assimilata dal potere centrale (e lo sa), quello verso cui ci stiamo dirigendo senza muovere un dito, neanche per fare un doppio click su quesa finestra senza confini. Siamo pigri, non siamo capaci di usare la testa, fonte della nostra libertà. Stanno imparando a controllare anche quella, facendoci credere di continuare a gestirla. È un'illusione. Ma torno a ripetere: ce lo meritiamo. E lo meriteremo finchè un giorno, giù dalla pancia, non sentiremo un dolore, forte, che arriverà fino al cervello. Sarà incoerente con la realtà di cui crediamo conoscere gli arcani misteri. Sarà nuova per molti o almeno così sembrerà. Perchè già in molti stanno scoprendone i primi sintomi. Tenteremo di combatterla, ancora per un po', ma non resisteremo a lungo, si espanderà.
Sarà la pancia a farci ricordare delle menti che ci hanno sequestrato, a farci ripensare che esistiamo, un giorno, all'improvviso.
Non dico nulla di nuovo se affermo che viviamo in tempi oscuri. Ma forse questa è solo la somma di fasi che sono state a lungo poco chiare. Non sorprende se cito Orwell, lo so. Probabilmente è scontato. Però io lo leggo, lo rileggo e mi vengono i brividi. Ogni maledetta volta. Mi cibo di distopie e vi ritrovo sempre la "civiltà" in cui viviamo (o che ci meritiamo). Partendo da Zamjatin, il più lungimirante, fino ad arrivare a Dick, possiamo ritrovare tutta la storia di un secolo e oltre con le conseguenti profezie, che non sono altro che l'unione dei puntini. Puntini difficili da scovare, forse, ma io sono dell'avviso che non sia così arduo. Solo siamo pigri, molto più tentati dal ricevere la notizia preconfezionata, con la sola fatica di sollevare lo sguardo dal piatto al televisore oppure di tendere il braccio, mentre corriamo di fretta in ufficio, verso un altro ugualmente proteso proveniente da un ragazzo con una pettorina fosforescente, che ci offre un giornale sulla cui prima pagina si legge, a grandi lettere, che sarà l'estate più calda. Che poi uno si chiede: "Un'altra volta?". E invece questo nuovo modo di informarsi non ha limiti. Leggere e chiarire i dubbi immediatamente. Approfondire una conoscenza superficiale o lievemente assopita. Sbugiardare le verità che ci spacciano per tali. È incredibile ed è alla portata di tutti.
Ho divagato (forse) però, come dicevo, penso a George Orwell e poi leggo queste notizie. O meglio il contrario. E rimango sconcertato. Non voglio essere banale e parlare di chi ci governa, delle bugie con cui ci ovattano il cervello e a cui non sappiamo controbattere, nonostante anche il mondo ci guardi di sbieco ed ammonisca ognuno di noi. Stiamo assistendo ad un ribaltamento della realtà, delle parole che descrivono la realtà. Perchè, a pensarci bene, se cambiano le parole o i loro significati, la realtà si modificherà di conseguenza, lasciandoci nuove strutture, inattaccabili ed inespugnabili. L'unica possibilità che abbiamo di salvarci da queste sabbie mobili è aggrapparci alla storia, senza mediatori, e renderci conto che stiamo vivendo nella storia. Siamo soli, senza riferimenti, senza opposizione. C'è, dirà qualcuno, ma ne è rimasto il solo nome, dico io. Lentamente sta cambiando la sua natura per essere assimilata dal potere centrale (e lo sa), quello verso cui ci stiamo dirigendo senza muovere un dito, neanche per fare un doppio click su quesa finestra senza confini. Siamo pigri, non siamo capaci di usare la testa, fonte della nostra libertà. Stanno imparando a controllare anche quella, facendoci credere di continuare a gestirla. È un'illusione. Ma torno a ripetere: ce lo meritiamo. E lo meriteremo finchè un giorno, giù dalla pancia, non sentiremo un dolore, forte, che arriverà fino al cervello. Sarà incoerente con la realtà di cui crediamo conoscere gli arcani misteri. Sarà nuova per molti o almeno così sembrerà. Perchè già in molti stanno scoprendone i primi sintomi. Tenteremo di combatterla, ancora per un po', ma non resisteremo a lungo, si espanderà.
Sarà la pancia a farci ricordare delle menti che ci hanno sequestrato, a farci ripensare che esistiamo, un giorno, all'improvviso.
| Iscriviti al feed così rimarrai sempre aggiornato sui nuovi contenuti! |









0 commenti:
Posta un commento
f