giovedì 25 giugno 2009

C'era una volta Gramsci


"[...] Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'èin essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti."

Antonio Gramsci "La Città futura" - 11 febbraio 1917



Ho sempre avuto paura di quello che avrebbe potuto fare Berlusconi salendo al potere, ottenendone ancora di più, creando sempre più alibi legali retroattivi e sottraendosi così alla giustizia che, ormai è chiaro, non è uguale per tutti. Ho sempre temuto l'espansione di questo regime mediatico, ho sempre avuto la sensazione che sarebbe peggiorato. Così è stato. Come un dipinto degno di Oscar Wilde, la politica si è trasformata in un maquillage che nasconde le sue viscere, le reali sembianze. Lui ne era l'esempio, tuttora lo è: un esempio illuminante. Ma non l'abbiamo capito per tempo. Noi, comuni mortali, ci siamo lasciati cullare dalle onde televisive, fino a sprofondare nell'indifferenza del "figuratisesuccede". Ecco ciò che ha ucciso la politica, che ha segnato quest'epoca oscura, a tratti grottesca. Siamo stati noi a non aver mosso un dito, ad aspettare. Che poi non sappiamo bene cosa, forse tempi migliori. E i tempi migliori sono venuti effettivamente. Ma per chi? I tempi dei paradisi fiscali, del garantismo per pochi eletti, dei condoni e delle prescrizioni. Per noi è stato semplicemente imbottirci le orecchie di abolizione dell'Ici oppure di tasse abbassate, per i redditi più alti certo, però suona tanto bene detta così. Ecco i tempi migliori. Ho sempre pensato che questa diffusione di illegalità concentrata in quella singola mano non avrebbe avuto fine se non con lui. Oggi invece sembra che qualcosa sia cambiato, come se il potere, quello rubato e poi messo al sicuro ad personam, si stia rivoltando contro il detentore. Detentore che è vittima della sua stessa creazione, perchè se da un lato possiede ogni cosa come utilizzatore finale dell'Italia stessa (il che gli permette di accontentare ogni suo vizio, che non credo abbia senso giudicare sotto l'aspetto morale), dall'altro questo controllo un po' gli sfugge e diventa ricattabilità, perdita di affidabilità. Perdita di questo stesso potere insomma, l'intonaco che non regge. Cose che non può permettersi il primo ministro di una nazione. E così assistiamo ai cambiamenti tipici di questi momenti, vediamo quelli che strisciavano verso l'ipocentro ― lontani dall'epicentro, lì ci stiamo noi ― allontanarsi piano piano. Resteranno nomadi per un po'. Persino la Chiesa non riesce a sopportare questa indecenza nonostante abbia sempre trangugiato di tutto. Le prime denunce addirittura sono state mosse dai suoi seguaci, il che un po' sconcerta vista la fatica con cui si sono sempre prodigati per mantenere intonso il curriculum del capo. È sempre stato troppo tardi per questo ma adesso anche sul nuovo Zingarelli le parole innocenza e prescrizione sono diventate sinonimi.
La cosa che mi spaventa oggi è un'altra: cosa succederà dopo? Dopo aver sventrato la Costituzione a colpi di lodi rimane ben poco. Mi spaventa il fatto che chiunque, dotato di saggio egoismo, potrebbe approfittarne. Qualcuno ancora crede nel PD (o PDmenoelle che dir si voglia). Franceschini si candida via web — mi fa sorridere che si accorgano ora dell'esistenza di internet — e dice che punterà sui giovani. Ma io credo che adesso sia tardi dire "punterò sui giovani" e pensare di cavarsela. Come possiamo fidarci di chi non ha saputo urlare contro le ingiustizie varate in Parlamento, che allo stesso tempo non ha voluto ascoltare le urla, le nostre urla per richiamare l'attenzione ― non la loro ma quella della politica in genere — e che ha saputo tirare fuori le palle, ma solo un pochino, solo adesso sulla scia della moltitudine. Per non perdere la faccia e recuperare qualche punto, tutto qua. In un post precedente ho parlato dei voti sul ddl sicurezza, bene: tutti continuano a parlare dei "21 dell'opposizione" che hanno deciso a favore del Lodo Alfano ma se consideriamo la segretezza del voto potrebbe anche essere accaduto che non tutta la maggioranza ― se ne salverà qualcuno, su! ― abbia votato a favore e che un po' più di 21 deputati facenti parte dell'altro miscuglio politico abbiano contribuito a legalizzare questo abuso.
C'è che non mi fido più. Non mi fido dell'indifferenza di chi resta comodamente seduto su una poltrona, che sia in un parlamento o dentro alla sala di casa sua. Neanche posso fidarmi della stampa che solo ora sembra aver capito quale sia il suo ruolo, tardi, alla fine. Non mi fido di chi pubblica un articolo de El Pais, con foto di Villa Certosa annesse, su facebook ignorando le infinite potenzialità di questo strumento ma facendolo solo perchè fa moda. Gli stessi che poi torneranno ad occuparsi dei gruppi del "Quelli che". Quelli che... se non fanno niente fanno comunque qualcosa: lasciano spazio a qualcun altro. Ecco cosa importa oggi, ecco cosa ci hanno lasciato in eredità, intorno al buco culturale. Ci hanno dato gli strumenti ma non ci hanno insegnato ad utilizzarli. Lo sapevano che ci saremmo limitati a stare seduti e ad ammirare. Sempre sgranando gli occhi ma davanti alle cose sbagliate. Fortuna che qualche autodidatta ci sarà sempre.
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