Possono modificarne il nome e poi chiamarla legge ma resterà sempre la stessa pericolosa identica cosa: censura. Fanno così, gli cambiano il nome, ai concetti, quelli che stonano un po'. Rendono le parole più digeribili. Da oggi si chiamerà legge, la censura. Non sono il primo ad affrontare l'argomento e non sarò l'ultimo, sperando che molta gente, molti blogger, mantengano la promessa di disobbedienza civile.Parlo del nuovo ddl sulle intercettazioni, approvato con 318 a 224 voti in data 11 giugno 2009. Credo che la conseguente impossibilità di fare informazione sia ovvia e scontata. E, se posso ancora dirlo, trovo perfettamente studiata, visti i tempi, la maniera di impedire da un lato alla magistratura di fare indagini utilizzando prove inconfutabili quali sono le intercettazioni telefoniche e dall'altro all'informazione di poter esportare la conoscenza. Volete un esempio molto attuale ma da non confondere con il gossip?
Nel Capodanno 1987, alle ore 20,52 dalla villa di Arcore (Berlusconi festeggia con Fedele Confalonieri e Bettino Craxi).
Berlusconi. Iniziamo male l'anno!
Dell'Utri. Perché male?
Berlusconi. Perché dovevano venire due [ragazze] di Drive In che ci hanno fatto il bidone! E anche Craxi è fuori dalla grazia di Dio!
Dell'Utri. Ah! Ma che te ne frega di Drive In?
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo. Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
Già, da oggi non si potranno più pubblicare le intercettazioni utilizzate, sempre quando ne sarà permesso l'utilizzo. Le persone non potranno essere informate, i magistrati non potranno effettuare indagini approfondite e sfruttare quelle che possono essere prove schiaccianti. Il testo ufficiale della nuova legge si può leggere qua ma il punto che trovo davvero "interessante", oltre che scandaloso e pericoloso lo trovate qui di seguito:
Art. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).
1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»
e) dopo il quinto comma è inserito il seguente: «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta»
Ciò comporta che chiunque osi raccontare o rendere pubblico, per semplice senso civico e volontà informativa, notizie inerenti i procedimenti in corso sarà sanzionabile a meno che non rettifichi entro 48 ore dal momento della pubblicazione. Passibile anche internet da oggi: social network, siti d'informazione online e blog saranno fuorilegge. Unica colpa la voglia di raccontare la verità. Qualcuno potrà dire che la rete può essere, effettivamente, uno strumento di diffamazione. Non si può negare. Ma neanche si può negare che la stessa rete abbia in sé gli anticorpi per difendersi e difendere da eventuali diffamazioni. Internet possiede velocità per poter informare e diffamare ma è fornita allo stesso tempo di altrettanta velocità nell'essere smentita o nel trovare maggiori contributi, atti a rafforzare notizie veritiere e più che fondate. La rete è anche memoria. Ma allora cosa c'è che non va? C'è che fa paura, il governo ha paura e, visti i voti sopra citati, anche qualcuno più "esterno" ne teme il potere dirompente. Ed in questo modo cerca di spaventare, controllando e sanzionando, molto gravemente peraltro. Immaginiamo una persona, un blogger, costretto a rettificare entro 48 ore ma che non ha possibilità di collegarsi ad internet per i più svariati motivi.
Anche in quest'occasione non posso fare a meno di ripensare al caro vecchio Orwell e alle rettifiche del Ministero della Verità, alla neolingua, alla perenne guerra intercambiabile. E non posso non pensare che se si controlla l'informazione, si controlla il pensiero. Poi mi imbatto nel piano di rinascita democratica e un po' di paura ce l'ho davvero.
Si tratta solo della mia modesta opinione, per quanto creda in quel che dico. Non basatevi su questo giudizio, affidatevi a chi davvero è all'altezza di confutare e mettere in discussione una legge come questa e poi cercate ancora, e ancora. La rete ci offre questa possibilità, permette di crearci un'opinione, partendo da un parere, attraverso una notizia, per poi farci approdare alla fonte con gli strumenti adatti per poterla giudicare da noi.
Si può fare, basta non perdere l'appetito.
Berlusconi. Che me ne frega? Poi finisce che non scopiamo più! Se non comincia così l'anno, non si scopa più!
Dell'Utri. Va bene, insomma, che vada a scopare in un altro posto! Già l'anno prima, il giorno di Natale del 1986, il nome di Berlusconi era saltato fuori in un'intercettazione tra un mafioso, Gaetano Cinà, e il fratello di Marcello Dell'Utri, Alberto.
Cinà. Lo sai quanto pesava la cassata del Cavaliere?
Dell'Utri. No, quanto pesava, quattro chili?
Cinà. Sì, va be'! Undici chili e ottocento!
Dell'Utri. Minchione! E che gli arrivò, un camion gli arrivò?
Cinà. Certo, ho dovuto far fare una cassa dal falegname, altrimenti si rompeva!
Perché un mafioso di primo piano come Cinà si prendesse il disturbo di regalare un monumento di glassa al Cavaliere rimane ancora un enigma, ma documenta quanto meno il tentativo di Cosa Nostra di ingraziarselo. Al contrario, è Berlusconi che sembra promettere un beneficio ad Agostino Saccà, direttore di RaiFiction quando, il 6 luglio 2007, gli dice: "Io sai che poi ti ricambierò dall'altra parte, quando tu sarai un libero imprenditore, mi impegno a ... eh! A darti un grande sostegno". Che cosa chiedeva il premier? Il favore di un ingaggio per una soubrette utile a conquistare un senatore e mettere sotto il governo Prodi. O magari...
Ancora uno stralcio:
Saccà. Lei è l'unica persona che non mi ha mai chiesto niente, voglio dire...
Berlusconi. Io qualche volta di donne... e ti chiedo... per sollevare il morale del Capo (ridendo).
Già, da oggi non si potranno più pubblicare le intercettazioni utilizzate, sempre quando ne sarà permesso l'utilizzo. Le persone non potranno essere informate, i magistrati non potranno effettuare indagini approfondite e sfruttare quelle che possono essere prove schiaccianti. Il testo ufficiale della nuova legge si può leggere qua ma il punto che trovo davvero "interessante", oltre che scandaloso e pericoloso lo trovate qui di seguito:
Art. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).
1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»
e) dopo il quinto comma è inserito il seguente: «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta»
Ciò comporta che chiunque osi raccontare o rendere pubblico, per semplice senso civico e volontà informativa, notizie inerenti i procedimenti in corso sarà sanzionabile a meno che non rettifichi entro 48 ore dal momento della pubblicazione. Passibile anche internet da oggi: social network, siti d'informazione online e blog saranno fuorilegge. Unica colpa la voglia di raccontare la verità. Qualcuno potrà dire che la rete può essere, effettivamente, uno strumento di diffamazione. Non si può negare. Ma neanche si può negare che la stessa rete abbia in sé gli anticorpi per difendersi e difendere da eventuali diffamazioni. Internet possiede velocità per poter informare e diffamare ma è fornita allo stesso tempo di altrettanta velocità nell'essere smentita o nel trovare maggiori contributi, atti a rafforzare notizie veritiere e più che fondate. La rete è anche memoria. Ma allora cosa c'è che non va? C'è che fa paura, il governo ha paura e, visti i voti sopra citati, anche qualcuno più "esterno" ne teme il potere dirompente. Ed in questo modo cerca di spaventare, controllando e sanzionando, molto gravemente peraltro. Immaginiamo una persona, un blogger, costretto a rettificare entro 48 ore ma che non ha possibilità di collegarsi ad internet per i più svariati motivi.
Anche in quest'occasione non posso fare a meno di ripensare al caro vecchio Orwell e alle rettifiche del Ministero della Verità, alla neolingua, alla perenne guerra intercambiabile. E non posso non pensare che se si controlla l'informazione, si controlla il pensiero. Poi mi imbatto nel piano di rinascita democratica e un po' di paura ce l'ho davvero.
Si tratta solo della mia modesta opinione, per quanto creda in quel che dico. Non basatevi su questo giudizio, affidatevi a chi davvero è all'altezza di confutare e mettere in discussione una legge come questa e poi cercate ancora, e ancora. La rete ci offre questa possibilità, permette di crearci un'opinione, partendo da un parere, attraverso una notizia, per poi farci approdare alla fonte con gli strumenti adatti per poterla giudicare da noi.
Si può fare, basta non perdere l'appetito.
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1 commenti:
Aggiungo un link, per ciò che riguarda l'obbligo di rettifica dei blog. Il link ad una petizione (trovato su http://zambardino.blogautore.repubblica.it/2009/06/16/una-fimra-perche-il-senato-salvi-i-blog/ ) "perchè venga modificato il testo intercettazioni nella parte che prevede l’obbligo di rettifica per i blog".
Eccolo: http://www.firmiamo.it/norettifica
Aderiamo!
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