martedì 14 luglio 2009

Rete libera. Sciopero per i diritti della rete.


Oggi, 14 luglio 2009, primo sciopero dei blogger. Silenzio su internet, tutto tace. È uno sciopero contro il Lodo Alfano, contro questa mordacchia anticostituzionale che verrà imposta ai blogger e a chiunque voglia servirsi della rete per diffondere l'informazione, alimento di cui l'uomo dovrebbe liberamente potersi cibare.
Credo sia un'ottima iniziativa questa di scioperare contro una legge così palesemente aberrante. Si tratta di uno strumento democratico, lo sciopero, e vista la ubicazione originale scelta, anche di una nuova maniera di porsi contro questa illegalità in espansione. La cosa che mi fa riflettere è un'altra: partendo dal presupposto che questa legge impone una museruola alla libera informazione, perchè non fare uno sciopero in cui, anzichè tacere, tutti i blogger, come un grido all'unisono, parlino solo di questo decreto, analizzandone i punti, ai fini di sensibilizzare ancora di più? Sarebbe un po' come fare il loro gioco, quello dei cattivi. Perchè i cattivi esistono e ci governano. Oppure scimmiottano un'opposizione, salvo pochi ghettizzati. Se n'è già parlato a lungo, è vero, ma sembra non essere sufficiente. Sarà il mio modo di scioperare sul blog. Detto questo, ripropongo alcuni link già indicati in precedenza.

Il testo integrale, su cui potrete imbattervi in questa ghiotta estrapolazione...

Art. 15.
(Modifiche alla legge 8 febbraio 1948, n. 47).
1. All’articolo 8 della legge 8 febbraio 1948, n. 47, e successive modificazioni, sono apportate le seguenti modificazioni:
a) dopo il terzo comma è inserito il seguente:
«Per le trasmissioni radiofoniche o televisive, le dichiarazioni o le rettifiche sono effettuate ai sensi dell’articolo 32 del testo unico della radiotelevisione, di cui al decreto legislativo 31 luglio 2005, n. 177. Per i siti informatici, le dichiarazioni o le rettifiche sono pubblicate, entro quarantotto ore dalla richiesta, con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono»

e) dopo il quinto comma è inserito il seguente: «Della stessa procedura può avvalersi l’autore dell’offesa, qualora il direttore responsabile del giornale o del periodico, il responsabile della trasmissione radiofonica, televisiva o delle trasmissioni informatiche o telematiche non pubblichino la smentita o la rettifica richiesta»

Inoltre trovo interessante informarsi presso chi davvero può darci una lettura super partes e competente.

Buono sciopero, con la pancia.
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2 commenti:

GiO ha detto...

Sta legge mi pare così scritta male da essere facilmente rispettabile.

Insomma, ci sta sulle palle l'obbligo di rettifica, il problema più grave si genera nel momento in cui siamo considerati (e lo siamo) responsabili anche per la marea di commenti che vengono fatti sul nostro blog. Giusto? Giusto!

Infatti non possiamo seguirli tutti ed è facile che qualche cretino scriva "TIZIO MERDA, CAIO LADRO, SEMPRONIO STRONZO..."

Dato però che è la legge stessa a specificare:

"con le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono"

Insomma, se invece di constringere il sottoscritto ad una rettifica, un'altro utente, a caso (magari l'eventuale vittima lagnona), volesse rettificare, gli sarebbe sufficiente, scrivere una risposta al commento.

Eh, sì, ma così facendo si leggerebbe DOPO...

Benissimo! Non ho nessun problema ad impostare la lettura dei commenti in ordine cronologico dal più recente al più vecchio (ANZI: in molti blog è una pratica adottata, proprio per facilitare le conversazioni, e permettere a chi posta per ultimo di avere la stessa visibilità del primo. Direi quasi che è una pratica consigliabile).


Certo. Rimane ancora insoluto il punto in cui la rettifica venga chiesta su ciò che scrivo io. Ma del resto questo vale per i giornali. Se vogliamo la dignità e la credibilità della carta stampata, e ne abbiamo tutto il diritto, visto che oramai la blogosfera è ben più che matura per dare l'assalto ai giornali. Se vogliamo, dicevo, il rispetto di testate giornalistiche, abbiamo anche qualche onere da rispettare...

Vero è che non abbiamo il peso di un giornale, non abbiamo gli avvocati, non abbiamo i soldi...

Ma, a differenza loro, sappiamo che una notizia mandata in rete, se la reputiamo di valore, non c'è rettifica al mondo che possa fermarla, arrestarla, anche solo rallentarla...

Per cui...Si fottano con le loro leggi da censori medievali. Non hanno capito un cazzo di cos'è la rete e a noi va bene così!

janscky ha detto...

Partendo dal presupposto che in ogni epoca l'ideologia dominante è sempre appartenuta alla classe dominante, non credo sia il caso di preoccuparsi più di tanto dei lacci e dei laccioli che vogliono mettere alla rete in Italia o altrove.
Oggi, avendo una socializzazione estrema della produzione non ha più senso dividere la sfera produttiva da quella improduttiva, perché ogni cosa è integrata alla produzione di valore.
Se pensiamo all'Iran, dove si è cercato di imbavagliare la rete nei giorni di protesta degli oppositori di Ahmadinejad, la sbirraglia statale è stata costretta a gettare le armi vista l'impossibilità di selezionare le informazioni "pericolose" da quelle "necessarie", perché anche le transazioni economiche viaggiano via internet. Risultato? I guardiani dello Stato hanno dovuto ammettere che il black-out dell'informazione via internet aveva creato il caos nell'economia e nei flussi economici della teocrazia benedetta da Allah. Congelare il sistema non conviene a nessuno, tanto meno ai custodi del sistema capitalistico. Mettendo legacci e cappi a destra e a manca, finiranno col restare imbrigliati nella loro stessa rete.
In ogni caso io non ne farei un problema di "democrazia" (ormai sempre più blindata!). Anzi... proprio la democrazia – migliore involucro per mantenere in vita questo sistema di produzione putrescente - tende ad isolare l'individuo in misura sempre più aspra e crescente.
Dopotutto, come scrisse Marx: "Non scoppiano forse tutte le rivolte, senza eccezione, nel disperato isolamento dell'uomo dall'ordine esistente? Non presuppone forse necessariamente, ogni rivolta, questo isolamento?".
Non hanno altra soluzione, perché sono le forze materiali che impongono loro questo tipo di scelte. Le questioni morali e democratiche lasciano il tempo che trovano.
Janscky

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