
Oggi Maurizio Belpietro scrive, su Libero, un articolo intitolato Quando l'Unità definì la Rice una "donna-scimmia":
L’Unità perde il pelo, ma non il vizio. Quando si tratta di denigrare un “avversario” politico non perde tempo e punta alla sua intimità: perché se il quotidiano ora diretto da Concita De Gregorio ha lasciato intendere che Berlusconi soffre di impotenza, cinque anni fa aveva messo nero su bianco che Condoleeza Rice non era una donna qualunque, ma la “’lider maxima’ delle donne scimmia”. L’elegante definizione è di Lidia Ravera e risale al 25 novembre 2004, quando sul giornale allora diretto da Furio Colombo comparve un articolo dal titolo “Fa’ qualcosa di sinistra”. Un titolo che valle più di mille parole. Ecco lo stralcio di articolo dedicato alla Rice, quando ricopriva il ruolo di segretario di Stato nell’amministrazione del guerrafondaio George W. Bush: “Condoleeza Rice, indubitabilmente nera e senza alcun dubbio donna, certamente afflitta da una vita di mestruazioni a cui, probabilmente, data l'età, è seguita la mai troppo rimossa menopausa. Le compagne "vecchie" (o vecchie compagne?) hanno provato un brivido di orgoglio, per così dire, castale nell'apprendere che un essere umano di tipo femminile, nero e pure di mezz'età (tre sfighe in una persona sola) era assurto a una delle massime cariche del mondo, quello di complice number one di un personaggino come George W. Bush. (…). Condoleeza, con quelle guancette da impunita, è la "lider maxima" delle donne-scimmia”. Nello stesso pezzo, poche righe prima di arriva a definire la Rice una “donna scimmia”, la Ravera si definiva “femminista, non perché penso che le donne sono ‘migliori degli uomini’ o ‘brave quanto gli uomini’, io sono femminista perché penso che le donne sono ‘diverse dagli uomini’ e questa diversità, invece di essere valorizzata, continua ad essere considerata un handicap e le penalizza”. Alla faccia del femminismo.
Sono andato a cercare l'articolo originale. Non credevo di farcela, vista l'età (25 novembre 2004) ma ci sono riuscito. Direi che siamo chiaramente davanti ad un caso di strumentalizzazione. Fanno così: screditano a prescindere, per rendere onore al capo supportandolo biecamente, non importano i contenuti. Si estrapola una frase e si esplode un colpo che rimbomba nelle teste e quel pensiero, preconfezionato, ci rimane appiccicato dentro. Nessuno più si pone domande, ognuno prende atto e assimila in flebo la presunta realtà. Basta guardare il caso Boffo, un giornalista a mio parere molto più criticabile per svariate non-posizioni prese, piuttosto che per questa "scandalobufala" totalmente irrilevante. Ma tornando a noi, ecco il testo integrale di quell'articolo, intitolato "Fa' qualcosa di sinistra", faceva così...
Questa rubrica è dedicata alle compagne dette "vecchie femministe" e alla loro tenerezza per Condoleeza Rice, indubitabilmente nera e senza alcun dubbio donna, certamente afflitta da una vita di mestruazioni a cui, probabilmente, data l'età, è seguita la mai troppo rimossa menopausa. Le compagne "vecchie" (o vecchie compagne?) hanno provato un brivido di orgoglio, per così dire, castale nell'apprendere che un essere umano di tipo femminile, nero e pure di mezz'età (tre sfighe in una persona sola) era assurto a una delle massime cariche del mondo, quello di complice number one di un personaggino come George W. Bush. Hanno dato conto della loro contorta soddisfazione in una lettera al quotidiano Il Manifesto (dove scrive una delle mie donne preferite, Rossana Rossanda. Mi piace tanto che mi piacerebbe anche se fosse un uomo), prontamente acchiappata da "Il Corriere della Sera", come spunto per mettere insieme una gustosa inchiestina fra le femmine con diritto di parola sul tema: ma voi, siete contente che la Condoleeza è salita così in alto? Alcune solite note si sono espresse giubilando. Io, che faccio indegnamente parte delle chiacchieratrici autorizzate, dopo un'inevitabile moto di fastidio (il giornalista preposto alla bisogna era cortese e simpatico, va detto), mi sono espressa nel modo più ovvio: l'appartenenza di genere non è una patente di santità. Credevo che il coro sarebbe stato unanime. Invece no. Lucia Annunziata, donna che stimo, ammira Condoleeza, del resto ha collaborato ad elevare un monumento anche attorno a Oriana Fallaci. È proprio la vis bellicosa, evidentemente, che le garba. Più stupefacente Sandra Bonsanti, presidente di Libertà e Giustizia, che vede nell'elezione di Condy Rice, addirittura un segno di democrazia. Mi sono trovata, come capita spesso, in sintonia con Lella Costa e Ritanna Armeni (in ottima salute mentale nonostante l'esposizione a raggi catodici nocivi) e ne sono lieta. Però, mi è rimasta un'ombra di sconcerto: in che bizzarro modo è trattato, di questi tempi, il quasi defunto femminismo… quote di donne nelle liste elettorali. Donne di destra amate "in quanto donne" da donne che la pensano diversamente da loro. Donne sbandierate e donne desolate. Donne costrette ad essere corpi e messe da parte quando scade il bollino verde, garanzia di freschezza. Donne come fiori infilati a forza nel capace occhiello dei politici: "Quante donne mettiamo in questa cavolo di lista elettorale?". "Mettiamoci una donna, così nessuno può dirci che siamo maschilisti". E mettono la donna. E la donna, smarrita e contenta, per essere all'altezza, per non dar noia, per ringraziare, per durare nel posto acquisito, si sforza di imitare linguaggio e gestualità, forma e contenuti del discorso vincente maschile. No? Non succede così? Allora, forse, mi sono sbagliata. Io, del resto, non sono una "vecchia femminista". Non perché sia giovane, intendiamoci, ma perché non sento affatto scaduta, dentro di me, l'antica pulsione a segnalare l'esistenza di un altro punto di vista sul mondo, un'altra chiave di lettura esperienziale. Non sono ex, non mi sono pensionata. La moneta femminista non la vedo ancora con la nostalgia con cui si guarda alla valuta fuori corso. Ah… i bei tempi della lira, delle cabine telefoniche, delle cassettine rosse della posta, del femminismo, del marxismo-leninismo… Io mi reputo, tuttora, femminista, non perché penso che le donne sono "migliori degli uomini" o "brave quanto gli uomini", io sono femminista perché penso che le donne sono "diverse dagli uomini" e questa diversità, invece di essere valorizzata, continua ad essere considerata un handicap e le penalizza. Essere donne-persona (cioè: né donne-oggetto, né donne-scimmia) oggi, è duro e scarsamente remunerativo. Alle donne-persona va tutta la mia simpatia di sorella. Condoleeza, con quelle guancette da impunita, è la "lider maxima" delle donne-scimmia. Personalmente, anche se è maschio, preferivo Colin Powell. E, anche se è maschio, concordo con Giulietto Chiesa che, commentando la nomina della nostra eroina B.M.W (black-middleaged-woman), ha scritto: "Un falco al quadrato ha preso il posto della radice quadrata di una colomba". In quanto pacifista contraria alla politica estera di Bush mi sparerei un colpo. In quanto femminista lo sparerei direttamente a lei, il colpo, …"con dolcezza".
Al di là dell'approvazione o meno dell'idea espressa, bisogna fare attenzione al contesto in cui vengono inserite alcune parole che, se sfilate da quest'ultimo, assumono tutt'altro significato. Questo non era razzismo. Provocazione, ironia, un articolo forte insomma, questo sì, ma non razzismo. Eppure... Belpietro in questo caso ha voluto seguire la scia lasciata dal nostro Feltri, apportando "prove schiaccianti" al processo contro L'Unità. Intuisco fosse questo il suo intento ma, prendendo in prestito lo spunto della Ravera, non si rende conto che così è divenuto a sua volta un direttore-scimmia. Vedo che, puntualmente, molti supposti giornalisti non ci deludono mai in questo senso. Noto, con non poca amarezza, che la professionalità viene diligentemente accantonata, senza remora alcuna, a favore di un'informazione di propaganda deviata. E conseguentemente ne deduco che l'informazione, nel suo classico significato, sta morendo.
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3 commenti:
e certo, quando si tratta di voi non è mai razzismo, ironia, satira e compagnia bella. Ma quanta gente pensi di convincere con queste baggianate da mentecattocomunista per resuscitare almeno in parlamento? Nel 2012 avremo il 60% hai voglia poi a protestare in nome della libertà di stampa. Fai satira fai.
Mi viene male rispondere senza vedere un nome, mica ti mangio (*riferito alla seconda parte dell'appellativo mentecatto/comunista). Ad ogni modo, credo che tu non abbia letto attentamente i due articoli. È chiaro che la giornalista non sta facendo un discorso razzista ma critica Condoleeza Rice per il suo "scimmiottare" l'uomo nel modo di far politica, rendendo la donna sempre e comunque un prodotto di secondo livello, mai originale e alternativo. Non è destra o sinistra, voi o noi. Non esistono più, la destra e la sinistra. Insulti a parte ma per precisare, l'espressione "cattocomunista", prontamente coniata dal nostro superman è l'ossimoro più imbarazzante che possa pronunciare una persona che pretende di fare politica. Che poi, in questo caso se vai a vedere bene, è delinquere.
Detto questo, grazie per il commento! :)
Precisiamo, visto che non tutti hanno la capacità di capire certi riferimenti: la scimmia è un animale famoso per imitare. Per questo motivo, e non per il colore della pella, si parla di donne-scimmia: sono le donne che messe in politica da uomini, scelte da uomini, manovrate da uomini, di fatto, sono imitazioni di uomini. Si riconoscono dal fatto che non fanno una politica differente dagli uomini. La qual cosa, suona strana.
E' un concetto anche abbastanza noto. Anzi, sono concetti abbastanza noti.
Tanto si doveva.
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